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Nell’Irlanda del Piccolo Popolo: La figlia della foresta

Nell’Irlanda del Piccolo Popolo: La figlia della foresta

Molte sono le storie di dèi ed eroi, greci e romani, raccontate nei secoli… gesta di uomini forti e valorosi, di semidei.

Ma ci sono altri racconti, storie di un mondo nascosto, privato, immortale e terribile: quello del Piccolo Popolo. Elfi, folletti e fate hanno da sempre affascinato per la loro bellezza, per la loro eleganza, per la loro magia.

Non si tratta però di un popolo facile da ammaliare, anzi, è lui che ti irretisce; la musica delle fate è così selvaggia che si avviluppa al cuore di chi l’ascolta come l’edera e, come l’edera con la pianta, la soffoca e la uccide. Il mondo fatato è popolato da creature meravigliose e terribili, che possono aiutarti o distruggerti soltanto per loro diletto.

Quando, però, decide di aiutarti non devi mai contraddire la sua volontà, non devi mai rifiutare di seguire i consigli della Regina delle Fate; e infatti è proprio seguendoli che Sorha potrà salvare sé stessa e i suoi fratelli.

La giovane è la protagonista del libro La figlia della foresta, primo de La trilogia di Sevenwaters, nata dalla penna di Juliet Marillier. È la storia di una ragazza, giovanissima e imperfetta, e non di una regina o di una dea… ma è proprio la sua umanità a renderla l’eroina perfetta in questo mondo irlandese fatto di oscure visioni, malefici, amore.

Ma quando tutto ebbe inizio? Quando mio padre incontrò mia madre e perse la testa, decidendo di sposarsi per amore? Oppure quando nacqui? Sarei dovuta essere il settimo figlio di un settimo figlio, ma la dea si burlò di noi e così nacqui femmina. E dopo avermi data alla luce, mia madre morì.

La giovane protagonista cresce spensierata, senza una madre ma con sei fratelli che la amano, che si divertono con lei, che la crescono insieme andando a formare un “albero” forte e resistente. Tra i suoi fratelli c’è chi è un leader nato, chi un soldato, chi un druido e chi possiede la Vista.
Essendo tutti e sette buoni di cuore, gentili e generosi, decidono di salvare un britanno – e, solo per esserlo, storico nemico del loro popolo – catturato dal padre: Simon. Nulla si sa di lui ma i ragazzi non sono disposti a lasciarlo morire; sarà proprio Sorha ad aiutarlo a riprendersi dopo la fuga grazie all’arte curativa delle erbe, appresa nel corso di una vita vissuta scorrazzando tra le selve.
Il giovane fuggitivo, prima di abbandonare il luogo sicuro che i fratelli di Sorha gli avevano trovato, le lascerà un piccolo pegno, segno della sua riconoscenza.

I rami-fratelli del grande albero della famiglia di Sevenwaters sono tutti diversi ma tutti amorevoli, giusti, leali e sanno che rimarranno per sempre uniti, qualsiasi fato gli dèi abbiano riservato loro.
Un maleficio però si abbatte su di loro, e i sei figli di Lord Colum vengono trasformati in cigni nientemeno che dalla loro matrigna – una fata, crudele e malvagia – che intende sbarazzarsi di loro.

Così come una fata malvagia li ha maledetti, così la Regina della Foresta rivela il modo per spezzare l’incantesimo.

«Devi preparare una camicia per ognuno dei tuoi fratelli. Il filo, il tessuto, ogni cucitura di questi indumenti dovrà essere il frutto del lavoro delle tue mani.»

«Posso farlo. So come…»

«Zitta. So che sarebbe un’impresa assai facile, perfino per una creatura ribelle come te. Ma non è così semplice. Dal momento in cui lascerai questo posto fino al momento in cui i tuoi fratelli torneranno a far parte del genere umano, non una parola dovrà uscire dalle tue labbra; non un grido, un suono né un sussurro. E non racconterai la tua storia ad un altro essere vivente, né per mezzo di immagini o per iscritto, né in qualsiasi altro modo. Dovrai restare zitta, muta come i cigni stessi. Se romperai il silenzio, l’incantesimo durerà in eterno.»

«Capisco», sussurrai. «Ma ditemi dell’altro. Come farò a trovare i miei fratelli per far indossare loro le camicie?»

«Aspetta, stai correndo troppo», disse prendendo la mia mano tra le sue. «Anche così sarebbe troppo semplice. Le camicie non dovranno essere fatte di lana, di lino o di pelle. Dovrai filare e tessere tu stessa la stoffa utilizzando fibre di stellaria. Gli steli pungenti ti taglieranno le mani e gli aculei ti si conficcheranno nella carne. Ma non ci saranno i tuoi fratelli a consolarti e a medicarti le ferite. Dovrai piangere in silenzio, morderti le labbra per non lasciarti sfuggire un lamento. Ne sarai capace?»

«Sì», sussurrai.


Quindi, solo Sorha potrà salvare i fratelli-cigni, rimanendo in silenzio fino a quando non avrà completato le sei camice che li libereranno. La giovane, però, potrà rivederli due volte l’anno, quando è concesso loro di ritornare esseri umani: durante il Mean Geimhridh (il solstizio d’inverno) e il Mean Samhraidh (il solstizio d’estate).

Triste è anche la vita di questi sei ragazzi, costretti ad abbandonare, ad ogni solstizio, la sorella alla mercé della natura; ma tutto questo è ancor più straziante per due di loro: Conor, il druido, vivrà da cigno avendo la consapevolezza di essere stato umano, essendo addirittura spettatore impotente del tragico spettacolo offerto da due uomini che violentano la povera Sorha; e Finbar, colui che possiede la Vista, rimarrà vittima dalle sue stesse visioni, sapendo quando umilieranno la sorella, quando la offenderanno, quando la tradiranno, ma essendo imprigionato nel corpo di un cigno non potrà avvertire la sorella dall’infausto futuro che l’attende.

La faccia di Conor era terrea e contratta; non solo doveva sopportare il peso di ciò che era accaduto a sua sorella, il peso di non essere stato lì a impedirlo, un pensiero che tutti i fratelli condividevano, bensì anche quello di spartire direttamente ogni mia sensazione. Percepiva le mie mute imprecazioni, le mie grida silenziose e il cupo senso di disperazione. “Non c’eravate. Avevo bisogno di voi ma non c’eravate.” Il flusso delle mie emozioni andava in quella direzione, e non c’era modo di fermarlo. La mia mente traboccava di dolore; egli se ne fece carico, senza nemmeno farne parola, anche se glielo si leggeva in viso. Il peggio, però, era che non me ne importava niente. Anche lui era un uomo, dopotutto. Forse era giusto, quindi, che si accollasse una parte del male che altri uomini avevano perpetrato.

Una volta che i fratelli tornano nuovamente cigni, Sorha – cercando di scappare dal luogo che prima l’aveva protetta e poi l’aveva lasciata in balia di mostri orribili – si imbatterà in Red, un britanno. Senza volerlo, si ritroverà unita a doppio filo al giovane straniero, un barbaro cattolico giunto in Irlanda sulle tracce del povero fratello, Simon, scomparso da tempo. E la ragazza, impaurita da quell’uomo sconosciuto, non rivelerà che conosceva bene e che aveva addirittura curato il fratello ormai perduto. Red, resosi conto che Sorha gli nasconde la verità, la porta con sé, lontano dalla foresta in cui i suoi fratelli l’avrebbero potuta ritrovare, in una terra in cui una ragazza che fila stellaria e non parla è vista come una strega.
Ma Red, o Lord Hugh di Harrowfield, è un uomo buono che si saprà prendere cura di Sorha, anche se lei crederà che voglia solo ottenere informazioni su suo fratello.

«Vorrei che tu mi parlassi». La sua voce si era abbassata ancor di più, come a volte accadeva quando tentava di esercitare un più stretto controllo. In qualche modo l’avevo ferito. Non lo metto in dubbio, pensai. Non appena avrò parlato potrai liberarti di me, e continuare la tua vita di sempre. Un problema in meno di cui preoccuparti. Il ritorno alla normalità, checché tu ne pensi ora. Però dimenticherai, come fa ogni uomo. «Desidero sentire la tua voce. Desidero… ma che importa?» Mi parve che volesse imbrigliare le sue parole, che volesse incanalarle e farle tornare dove pensava dovessero restare. Su terreni più sicuri. Sotto controllo.

Tra segreti, morti, passioni e dolori, il viaggio di Sorha giungerà al termine, in una corsa contro il tempo in cui più di uno vedrà la morte da vicino, in cui il senno verrà perso e, in questa storia, non ci sarà nessun Orlando che potrà recuperarlo.

La vita reale non è come nelle storie. Nelle vecchie favole accadono cose brutte ma, una volta raggiunto il lieto fine, queste sono già state dimenticate. La vita, però, non è mai così semplice, non del tutto.

Ma se pensiamo che per la famiglia dei Sevenwaters sia finita qui, ci sbagliamo di grosso…

In copertina: foto di Sarah Richter da Pixabay

Scritto da
Federica Viola

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