A casa, sul tavolo, sopra un altro giornale vecchio di alcuni mesi, aveva lasciato un giornale di tre giorni prima.
Sulla prima pagina di uno dei due, la fotografia di una macchina e il fumo che esce dalla macchina. Un’esplosione, un attentato, non ricorda più.
La moglie di Matteo gridava per qualcosa che era successo in cucina o nel resto del mondo. Gridava e insieme esigeva silenzio. Matteo non rispondeva. Le due sedie dei due bambini e una bicicletta piccola. Con la gomma dietro a terra, senza campanello, la bicicletta gialla non scendeva in strada da mesi.
Ma ora Matteo si trova davanti alla porta dell’appartamento del secondo piano; secondo piano, come diceva l’annuncio del giornale.
Prosegue, è pronto. Ma non sa bene a cosa. 

IMatteo ha perso il lavoro, l’ultimo libro di Gonçalo M. Tavares pubblicato in portoghese nel 2010 e recentemente arrivato in Italia grazie a nottetempo, il personaggio principale è l’unico a essere chiamato per nome.

Eppure è solo uno dei protagonisti delle venticinque microstorie che si susseguono in poco più di duecento pagine. Prima di poter fare la sua conoscenza, troviamo uno dopo l’altro, in ordine alfabetico come se si trattasse del registro di classe, Aaronson, Ashley, Baumann, Boiman, Camer, Diamond, Einhorn, Glasser, Goldberg, Goldstein, Gottlieb, Greenberg, Greenfield, Helsel, Holzberg, Hornick, Horowitz, Indictor, Kashine, Kessler, Klein, Koen e Levy. Ogni microstoria è collegata a quella immediatamente seguente, o anche a più di una, tramite il richiamo esplicito presente nel testo.

“Lavori lì da sei mesi e ancora non ti sei abituato?”
Matteo non risponde. Solo un no con la testa.
“Nessuno si abitua mai a quella roba,” dice al suo amico Guzi.

Come se si riconoscessero tutti solo tramite il cognome (ricorrente, evidenziato in grassetto, proveniente da idiomi diversi, ma di fatto simbolo vuoto di uno stato straniante), tutti i personaggi di Tavares vivono in mondo a sé, in cui azioni e situazioni sono caratterizzate da un elevato tasso di assurdità, la stessa che ne contraddistingue la trama in ogni racconto. Se da una parte sembra che sia l’assurdo l’indiscusso motore di tutta la narrazione, dall’altra vige il candido dominio della logica.

Accompagnato dalle illustrazioni plastiche di Diogo Castro Guimarães e Luis Maria Baptista, il libro è diviso in tre parti facilmente riconoscibili: una prima parte dedicata alle microstorie, una seconda alla storia di Matteo per poi chiudersi, infine, con una nota esplicativa dell’autore. All’inizio ci si scontra con l’avvicendarsi concitato sì, ma sempre concatenato delle storie di tutti i personaggi secondari: il primo di cui viene svelata l’identità è Aaronson, che ogni mattina va a correre e lo fa su una rotatoria. Proseguendo per salti nell’elencazione narrativa sapientemente delineata da Tavares, troviamo Cohen e i suoi mille tic nervosi che, in pubblico, gli causano involontari movimenti osceni e che l’uomo riesce, fortunatamente, a calmare solo sedendosi alla scrivania per iniziare a scrivere.

Singolare poi la metafora dell’esistenza stessa di Diamond, un insegnante la cui scuola che, giorno dopo giorno, viene riempita dall’esterno di immondizia. Il maestro incita i suoi alunni a resistere a quel disagio, tanto da riuscire a formarli nello spirito, facendone i futuri custodi del senso che in futuro avranno il compito di evitare la rovina del mondo. L’appello di questi personaggi, intervallato dai tanti volti plastici nati dall’arte di straordinario proprio perché non hanno fatto dell’ordinario la guida della propria esistenza, continua fino alla lettera L.

Passati alcuni giorni, subito dopo aver parlato al telefono con il suo amico Matteo (l’uomo a cui volevamo parlare fin dall’inizio, il personaggio centrale di questa storia, l’uomo che aveva di recente perso il lavoro), la sig.ra Levy entrò in casa e, non appena vide il marito, capì che qualcosa stava per finire. 

Poi, finalmente, arriva Matteo, personaggio principe di tutta la raccolta, già presentato nel racconto di Levy, ma che solo nella seconda parte del libro trova tutto il suo spazio. La storia di Matteo racchiude tutto l’assurdo di cui Tavares è capace, rinunciando a logica e nitidezza grafica (grassetti ricorrenti e rimandi testuali) e racconta di un’esistenza autonoma rispetto a tutto il resto del libro.

Se ogni capitoletto dedicato agli altri personaggi era introdotto da un titolo che ne riassumeva il contenuto, quelli dedicati a Matteo costituiscono una parte a sé e sono numerati da uno a dodici. Si tratta della storia più lunga e più strutturata del libro e racconta il suo percorso personale dalla ricerca di lavoro a quando quel lavoro poi lo trova ed è  l’occupazione più assurda a cui si possa mai pensare. Non è difficile immaginarne il tema: Matteo è rimasto senza lavoro. Matteo spulcia ogni giorno annunci di tutti i tipi. Matteo quel lavoro poi lo trova ed è molto diverso da quello che si sarebbe mai aspettato. Sono le implicazioni di quella mansione che ha ottenuto ed essere totalmente inaspettati e stranianti.

Piove, e Matteo tiene il grande ombrello che basta per entrambi. Anna, così si chiama lei, ha il busto a pochi centimetri da Matteo e lui trema perché lei gli sta molto vicino. Sente il calore che proviene dal suo corpo e non le piace. 

Anna ha trentadue anni, un bel viso. In un’altra situazione, se tutto fosse stato diverso, Matteo ora sarebbe felicissimo di passeggiare al fianco di una donna con un viso simile. Non ricordava di aver mai passeggiato vicino a un viso così. 

In Matteo ha perso il lavoro Tavares riesce a modellare l’assurdo, ordinandolo meticolosamente in una forma che spazia dal registro di classe alla lista della spesa o persino al taccuino di memorie apparentemente buttate lì, ma in realtà ponderate. Lo scrittore portoghese, dopo Lor signori (nottetempo, 2014) ci regala una narrazione ibrida tra raccolta di racconti ordinati secondo logica matematica, ma scritti per spinta dell’assurdo che domina il mondo e che può essere letta solo attraverso il filtro latente della filosofia. Tutto ciò che Tavares racconta non è mai come sembra, pur restando sempre più reale della realtà stessa.

(Fonte immagine di copertina Folio Festival 2016)

Matteo ha perso il lavoro Book Cover Matteo ha perso il lavoro
Gonçalo M. Tavares
narrativa
nottetempo
novembre 2016
brossura, ebook
226
Immagine di copertina e illustrazioni: © Diogo Castro Guimarães e Luis Maria Baptista; copertina e progetto grafico: Dario Zannier
Marika Marianello
Tavares riesce ad ordinare l'assurdo con una logica impeccabile. Da leggere se si amano i racconti brevi in cui le parole rivelano un sostrato filosofico ben nascosto a una prima rapida occhiata.