Diario di bordo del Salone del Libro, episodio III – Se un giorno di Salone, uno studente

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Ho sempre detto che giovedì, venerdì e lunedì sono i giorni migliore per andare in giro per stand. E confermo.
Ma c’è un ma. Giovedì, venerdì e lunedì sono anche i giorni in cui ci sono più scolaresche.
Il che significa mandrie di giovini che girano per il Salone assolutamente inconsapevoli di dove sono, cosa stanno facendo, perché sono dove sono.
Un dramma (no, non è vero, sono adorabili, ma dovevo rimanere in tono con il post).
In realtà il problema è che il Salone ti abitua bene: la maggior parte della gente che si ferma al tuo stand, se sei un editore indipendente, è gente che:

  • legge [In un Paese in cui mediamente si legge poco non è poco]
  • sa cos’è un editore [no, dico davvero]
  • sa cos’è un editore indipendente [oddio! Cos’è quella? La Madonna]
  • legge autori che non sono al primo posto nelle classifiche dei bestseller [Dài, di’ la verità, lavori nel mondo editoriale. Tira fuori l’accredito]

Poi ci sono gli studenti, per cui per la maggior parte il Salone del libro è una rottura di palle alternativa a una rottura di palle ben peggiore: matematica. Dunque ben venga il pascolare selvaggio per i padiglione del Salone.
Si avvicinano allo stand per i motivi sbagliati: i gadget, i giochini scemi, i segnalibri (se va bene). La cosa drammatica è che ti rendi conto che non sono più scemi della media: semplicemente hanno meno filtri, quindi se pensano che leggere no, “che cacchio è un editore”, “ma perché dovrei prendere i libri di un editore che non conosco” lo dicono.
Gli adulti no: trovano scuse, ti sorridono imbarazzati, ma non diranno mai (ok, non spesso) quello che pensano. Cioè “Che cacchio ci faccio qui”.

Ci sono ovviamente le eccezioni: in genere sono fanciulle che si portano appresso altre fanciulle. Si muovono come le costellazioni: insieme e secondo uno schema preciso.
Quella che si ferma non è mai la più timida o la più bella: è quella con lo sguardo sveglio. Che non cammina a casaccio, tipo pecora. È felice di essere al Salone e viaggia con le compagnucce solo per non fare l’asociale.
“Oh, ferma raga!” urla a un certo punto.
Allora le compagne che prima vagavano in una nuvola chiacchiericcia si fermano.
La Fanciulla Dallo Sguardo sveglio tocca, sfoglia, non chiede quasi mai.
Poi essendo che ha pochi soldi prova la Ruota della Fortuna (sì, abbiamo una Ruota della Fortuna dove si può anche vincere un libro).
A volte vince un libro e io sono felice. Felice di chiederle cosa legge. Di ascoltarla, prima di tutto, e di consigliarle un libro che ho amato (che poi per un motivo o per un altro li ami tutti, non c’è speranza).
Oppure usa un Buono, o una banconota stropicciata e mille monetine per arrivare alla cifra.
Poi si allontana con il suo libro nella borsina e lo zaino pesante che dondola sulla schiena, le amiche intorno a lei.

Sull'autore

Carlotta Borasio

Carlotta Borasio è nata a Torino nel 1986. Collabora con Las Vegas edizioni come ufficio stampa, social media manager e editor.
È docente alla Scuola Internazionale di Comics di Torino dove tiene il corso (Pro)muoversi sui social.
Ha scritto racconti per diverse antologie e un racconto lungo "Al buio" con suo marito Andrea Malabaila (Intermezzi, 2017).

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