Diario di bordo del Salone del Libro, episodio II: L’allestimento

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L’ALLESTIMENTO

L’allestimento dello stand dà sempre adito a grandi discussioni.
“Le novità mettiamole qui e qui che sono i punti più visibili.”
“Là mettiamo i gadget, che si vedano ma non troppo ché siamo qui per i libri.”
“Ma ‘sto cartello si legge?”
Gli approcci sono generalmente due:

  • Divinatore: studi le costellazioni, gli allineamenti planetari, sfoderi bastone da rabdomante, Tarocchi, fondi di caffè e posizioni i libri in base ai biscotti della fortuna.
  • Calcolatore: leggi seicento saggi sul comportamento delle masse, riguardi le registrazioni dell’anno prima fatte con i droni dall’alto per studiare i flussi di passaggio, fai millemila giri dello stand per capire se si vede, come si vede, se si legge, come si legge.

Il risultato? Appena comincerà ad arrivare gente ti renderai conto che i tuoi calcoli e/o le tue divinazioni sono SBAGLIATE.
Nel primo caso siete al chiuso, nel Lingotto, dove pure i pianeti si mettono l’anima in pace e l’unica influenza che hanno è quella intestinale.
Nel secondo caso hanno spostato i punti di ristoro, lo stand delle penne personalizzate, gli ingressi, quindi la gente fa tutto un altro giro rispetto all’anno prima.
E quindi vedrai orde di gente che passerà e vedrà solo i volantini stampati male che hai usato per tappare i buchi e non far vedere le tavole scrause dello stand.

Poi ci sono i cartelli: l’arte di ficcare, appendere, attaccare, infilare cartelli, scritte e indicazioni di varia natura è arte antica e quanto mai inutile. Perché scopri con orrore che la gente, al Salone, NON LEGGE UNA MAZZA.
“Signora, ma come funziona la vostra ruota della fortuna?”
Tu hai stampato un megacartello con le indicazioni che indichi con un certo orgoglio e un po’ di speranza.
“No, non ho voglia di leggere, me lo dica lei come funziona.”
Storia vera, eh.

Tu sei ancora lì con il goniometro a misurare la precisa disposizione di ogni singolo titolo, quando guardi l’orologio e ti accorgi che sono le 10 meno 10 di giovedì e di lì a pochi minuti il Lingotto verrà invaso.
Quindi per allestire adotti l’unica strategia che si è sempre dimostrata infallibile:

a cazzo di cane

Sull'autore

Carlotta Borasio

Carlotta Borasio è nata a Torino nel 1986. Collabora con Las Vegas edizioni come ufficio stampa, social media manager e editor.
È docente alla Scuola Internazionale di Comics di Torino dove tiene il corso (Pro)muoversi sui social.
Ha scritto racconti per diverse antologie e un racconto lungo "Al buio" con suo marito Andrea Malabaila (Intermezzi, 2017).

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