Come se Abramo, parlando nel suo foro interiore, dicesse a Dio: perdono per aver preferito il segreto che mi lega a te piuttosto che il segreto che mi lega all’altro altro, a tutt’altro perché un amore segreto mi lega all’uno come all’altro, come al mio.
Questa legge riscrive l’imperdonabile, e la colpa stessa, nel cuore del perdono chiesto o accordato, come se si dovesse sempre farsi perdonare il perdono stesso, da entrambe le direzioni; e come se lo spergiuro fosse sempre più vecchio e resistente di ciò che bisogna farsi perdonare come una colpa, come questo o quello spergiuro, di ciò che, con il ventriloquio, presta giù la sua voce e dà il suo movimento alla fedeltà della fede giurata. Lungi dal porvi fine, dal dissolverla o dall’assolverla, il perdono allora non può che prolungare la colpa, donandole la sopravvivenza di un interminabile agonia, non può che portare dentro la colpa questa contraddizione di sé, questa invivibile contestazione di se stesso, e dell’ipseità dello stesso sé.

Il problema che Abramo ha rappresentato è letterario, oltre che religioso, filosofico o morale. Il sacrificio del figlio è il sacrificio di sé stesso come padre: sacrificando il figlio Abramo accetta di non esser più padre. Questo gesto non rappresenta altro, come scrive Derrida nel passo citato, che la richiesta di perdono come strumento per prolungare la colpa. Il figlio è testimone del segreto del padre, segreto davanti a Dio, davanti a Sara, davanti a Isacco e forse davanti anche a sé stesso, perché Abramo forse non sa fino in fondo perché ha accettato il compito di sacrificare suo figlio.

Ma serve tutto questo ragionare su Abramo per affrontare il nuovo libro di Walter Siti? Cosa ci dice Abramo sulla letteratura? Siti, in Bruciare Tutto, nuovo romanzo pubblicato per Rizzoli, rimane solo di poco dietro le quinte, non fa completamente scomparire il Walter Siti personaggio, protagonista di tutti i suoi precedenti romanzi, tuttavia mette in scena la vita di Leo, prete con un rapporto complicato con la pedofilia. Un passato nel quale ha avuto un rapporto sessuale con un ragazzino e un presente nel quale cerca di purificare la sua anima dal senso di colpa, senza ricadere nella tentazione.

La questione della colpa ci riporta al brano di Derrida facilmente collegabile al passaggio in cui Siti riprende la questione Abramitica scrivendo:

Ora per non fare di quel figlio un odiatore di Dio e non mandarlo precipitando nella Geenna, dovrà mentirgli: “non è un ordine di Dio, sono io che ti voglio ammazzare perché ti odio, perché mi piace ammazzare i bambini”.

Sembra un passo profetico non solo perché Siti mette all’interno del suo libro queste parole in bocca ad Abramo, ma perché realizza la profezia del libro stesso. È Walter Siti che ci mostra la colpa e il problema del perdono come fulcro intorno al quale gravita tutto il testo. È come se Leo stesso ci stesse dicendo che gli piace ammazzare i bambini, ma in che modo? E chi sono i bambini che ammazza? Sono tutti suoi figli? È forse questa la figura del pastore che rappresenta? Verrebbe da chiedersi se non sia anche una figura religiosa più ampia, in grado di rappresentare tutte le religioni abramitiche. Questo, infatti, apre la strada all’allegoria che il romanzo potrebbe rappresentare. Tuttavia è necessario restare sulla questione morale ancora un po’.

A pochi giorni dall’uscita del libro, salvo poi pochi giorni dopo a Milano ricomporre la questione, Michela Marzano ha esposto i suoi dubbi sulla qualità morale di questo testo scrivendo:

Uno scrittore deve poter parlare di tutto. Anzi, talvolta ha persino il dovere di farlo. La letteratura ha d’altronde le spalle larghe, e può sopportare quasi qualsiasi peso. Quasi. Perché poi tutto dipende da come lo si fa, dallo scopo che ci si prefigge, dalle conclusioni che se ne tirano. I pedofili esistono e, se si sente il bisogno di parlarne, lo si può (e forse lo si deve) fare, ma a patto di restare autentici e veri fino alla fine. Che scopo, dunque, si prefigge Siti? Che conclusioni trae raccontando la storia di don Leo partendo da premesse così gratuitamente scandalistiche?

Che domanda ci pone Michela Marzano? Innanzitutto di tipo strutturale: che cos’è la letteratura? In secondo luogo di tipo contenutistico: può occuparsi di tutto la letteratura? Terzo e ultimo aspetto è quello morale: il mio giudizio morale è sufficiente per consentire a un libro di esser letto o meno?

Per rispondere a queste domande bisognerebbe tornare forse proprio alla figura di Abramo, perché è nella richiesta di Dio di sacrificare il figlio che si compie il primo atto immorale (secondo la morale umana e di tradizione occidentale), ed è partendo da lì che si deve guardare alla possibilità letteraria di non accomodarsi sulle tradizioni e sulle morali esistenti. In Questo è Kafka? libro di recente pubblicazione per Adelphi, Reiner Stach, scrive sulla letteratura:

Certo, non è compito della letteratura offrire soluzioni rassicuranti ai problemi che essa stessa solleva, o addirittura dimostrare che ogni cosa ha i suoi lati positivi: non è così, lo sappiamo bene, e non amiamo gli autori che ci trattano da ingenui.

E forse è proprio con questo punto di vista che è necessario confrontarsi, non tanto per arrivare a comprendere cosa sia la letteratura, o quali siano i suoi scopi – ammesso che la letteratura debba avere degli scopi e che si debbano scrivere dei romanzi a tesi – ma per riuscire a lavorare sui libri non con giudizi morali/etici ma attraverso gli stimoli che offrono e il modo – lo stile – con il quale le comunicano.

Il romanzo di Walter Siti, infatti, conduce il lettore verso il dilemma morale utilizzato da Marzano come pretesto per innescare la critica sul libro, ma è solo uno dei tanti dilemmi che pone Siti in tutto il libro, dilemmi che vengono studiati frequentemente in filosofia morale, il più famoso è forse quello del carrello ferroviario. Non è ovviamente questo il luogo adatto per discutere di quanto sia utile innescare una polemica partendo da un dilemma morale, al contrario è interessante notare come la letteratura abbia sollevato sempre dilemmi, non solo di tipo morale o etico, ma anche sociale, politico, esistenziale o religioso. Esempi ne sono la leggenda del grande inquisitore che racconta Ivan Karamazov o l’opera I sommersi e i salvati di Primo Levi, testi estremamente diversi tra loro ma che lavorano sulla morale affinché il lettore venga stimolato, ma al contrario dei Fratelli Karamazov, I sommersi e i salvati ha una tesi, un obiettivo in quanto saggio. Il romanzo di Fëdor Dostoevskij invece non ha come obiettivo far comprendere una tesi al lettore, ed è forse proprio in questo scarto che si gioca la qualità letteraria e la differenza tra la narrativa e la saggistica, ed è in quest’ottica letteraria e non saggistica che bisognerebbe leggere i romanzi come quello di Walter Siti.

Bruciare tutto Book Cover Bruciare tutto
Walter Siti
Romanzo
Rizzoli
13-04-2017
372
9788817093545

Tra il desiderio fisico che prova nei confronti dei bambini e una Milano fatta di party e grattacieli Don Leo affronta i dubbi legati alla fede e le difficoltà legate al senso di colpa.