Ai primordi dell’editoria digitale, quando gli ebook stavano timidamente facendo la loro comparsa sul mercato, tra gli apocalittici e gli integrati tenne banco a lungo un dibattito ontologico la cui domanda di fondo era “che cos’è un libro?”.

Per i refrattari all’innovazione un ebook non era un libro perché privo delle sue caratteristiche fisiche. Un ebook non si può sfogliare, perché la sua lettura è principalmente sequenziale. Un ebook non dà punti di riferimento mnemonici al lettore, perché è privo di una consistenza con cui entrare in relazione. Un ebook non ci appartiene mai veramente, perché non è altro che una licenza d’uso che ci può essere revocata d’arbitrio. All’ebook manca, fondamentale, l’odore della carta. A queste e ad altre critiche dello stesso tenore i fautori dell’editoria digitale rispondevano che un libro non è nulla più di una collezione di parole. Solo quelle contano, il resto sono semplici accessori che non modificano di una virgola quell’esperienza meravigliosamente immersiva che chiamiamo lettura. In quel periodo il contenuto fu, davvero, il re del dibattito.

Eppure mai come in questo caso l’attenzione verso il contenitore sarebbe dovuta essere altissima. Avete mai provato a leggere un ebook “difettoso”? È un’esperienza frustrante tanto quanto lo è sfogliare un tascabile rilegato con colla di scarsa qualità. Se in uno saltano le formattazioni, nell’altro si rischia di perdere per strada (letteralmente) una o più parti (leggi pagine) di quello che si sta leggendo. Che si tratti di un file codificato in HTML e CSS o di un parallelepipedo di carta rilegato in vari modi, la sostanza non cambia. Da un prodotto di scarsa qualità non potete che aspettarvi un’esperienza avara di soddisfazioni. È una lezione che quelli di Humboldt Books sembrano aver imparato alla perfezione. In questa piccola casa editrice milanese, specializzata in narrativa di viaggio ispirata all’esplorazione scientifica del 18esimo e 19esimo secolo, sanno davvero come si progetta un libro.

Progettare un libro è diverso da scriverne uno. Certo anche per scrivere un libro c’è bisogno di un progetto e di un lungo lavoro di preparazione. Ma quando qui uso il verbo “progettare” lo faccio con in mente l’espressione inglese “to design”. Il design è quella disciplina che progetta e realizza oggetti (ed esperienze) che devono essere prima utili e poi belli, anzi belli in quanto utili. Nei libri Humboldt impaginazione, rilegatura, soluzioni tipografiche, formati, fotografie e illustrazioni, tavole e ogni altro elemento del prodotto libro sono studiati per presentare il contenuto offrendo al lettore la miglior esperienza di fruizione possibile. Definire “di design” la produzione dell’editore milanese significa perciò parlare della sostanza del suo lavoro e non usare una vuota formula retorica.

Anche Palm Tree Studies in South Tyrol, una delle ultime uscite di Humboldt Books, non fa eccezione a questa regola. L’autrice, Nanna Debois Buhl, è un’artista che va alla ricerca dell’identità dei luoghi, indagando il rapporto tra architettura, flora e cultura. ‘oggetto di studio di questo volume è una palma, la Trachycarpus fortunei, che fa bella mostra di se in molti giardini di Merano, centro termale e turistico molto conosciuto dell’Alto Adige. La pianta, originaria delle regioni montuose della cina, è arrivata tra le Alpi intorno all’800. Durante il periodo coloniale, gli Stati Nazioni concorrevano tra di loro su vari livelli, tra cui le esplorazioni scientifiche.

I grandi giardini botanici rappresentavano non solo dei centri di studio della flora, ma anche una dimostrazione di potenza e grandezza. Molte piante esotiche vennero importate in Europa per contribuire allo sviluppo di queste istituzioni. Non ci misero molto a diventare parte del costume e del paesaggio europei, dove la voga orientalista era una tendenza stabilmente diffusa. Diffusa nella decorazione, nella letteratura, nella grafica o nella musica, la voga orientalista era una costruzione culturale che creava un oriente ideale, misterioso e affascinante, al servizio delle élite europee. Nell’immaginario di Merano, costruito soprattutto dalla pubblicistica turistica, gli accostamenti tra palme e vette alpine innevate sono un tema ricorrente e costituiscono un perfetto esempio di orientalismo.

Il formato scelto per Palm Tree Studies in South Tyrol – uno spillato 24x34cm di 48 pagine, a colori con copertina morbida – ricorda al tatto la sensazione comunicata da Rivista Letteraria ed è perfetto per il lavoro di montaggio dei documenti iconografici fatto dall’autrice. Le grandi dimensioni del formato esaltano i dettagli di cartoline, fotografie e illustrazioni che accompagnano la lettura delle interviste con cui Nanna Debois Buhl ci accompagna alla scoperta dei segreti delle palme dell’Alto Adige. Nel corso di tre conversazioni – col botanico meranese Otto Huber, con la studiosa di decorazione Joanna Banham e con l’architetta Susanne Stacher – l’autrice traccia una biografia culturale della città, in un preciso momento della sua storia. Leggere questo volume significa perciò immergersi nella dimensione sincronica di questo piccolo centro alpino, riconoscendo nel frattempo quelle correnti culturali che lo legano ai grandi centri della sua epoca.

Come possiamo leggere la storia dell’ambiente nella sezione di un tronco d’albero, così possiamo scoprire un piccolo aspetto della storia culturale del nostro continente attraverso la presenza incongrua delle palme a Merano. Un viaggio da cui torniamo arricchiti dalla consapevolezza che la cultura è un insieme aggrovigliato di correnti, tendenze, suggestioni che attraversano ogni sua espressione, innervandola e rilanciandola in modi inaspettati.

Come una palma che si staglia contro il profilo austero e affilato di una vetta altoatesina.

Palm Tree Studies in South Tyrol Book Cover Palm Tree Studies in South Tyrol
Nanna Debois Buhl
Humboldt Books
Paperback
48
Anni's
giugno 2016
Per godere della pregevole fattura di un libro che racconta un territorio al di sotto degli stereotipi