Si è conclusa domenica 11 dicembre la quindicesima edizione di Più Libri Più Liberi, la Fiera Nazionale della piccola e media editoria organizzata dal Gruppo Piccoli Editori dell’Associazione Italiana Editori, che si svolge al Palazzo dei Congressi del quartiere EUR, a Roma. Una fiera che, fin dalla sua nascita avvenuta nel 2002, è dedicata alle realtà indipendenti e che per questo motivo attira un pubblico di lettori interessato anche a un’editoria indiestream, e non solo a quella mainstream, che caratterizza invece le fiere più grandi dove sono presenti anche i maggiori gruppi editoriali italiani.

Ma com’è andare per la prima volta a Più Libri Più Liberi? Come per tutte le fiere di questo tipo, è possibile consultare il programma degli eventi e l’elenco degli espositori già qualche settimana prima, sul sito web, così da poter organizzare al meglio la visita in base agli incontri, ai propri interessi, ma anche alla voglia di girare in tutta tranquillità, evitando le giornate più affollate. Quest’anno la fiera, il cui tema è riassunto dall’hashtag #sonotuttestorie, si è svolta dal 7 all’11 Dicembre, a cavallo del ponte dell’Immacolata. Una scelta sicuramente meditata e consolidata negli anni, il cui scopo è portare più visitatori, che però, in realtà, rischia di creare l’effetto opposto: bisogna davvero essere appassionati di libri e di lettura, di scrittori e editori indipendenti, per decidere di trascorrere lì uno dei pochi ponti disponibili durante l’anno (oltre a non tener conto delle esigenze degli editori, costretti a lavorare in giorni di festa).

Una volta scelto il giorno e consultato il programma, si può finalmente entrare nel Palazzo dei Congressi e girovagare tra i vari stand. Non si fa molta coda, né alle casse né al momento dell’ingresso, a meno che non si decida di entrare proprio all’apertura dei cancelli. Gli stand sono tutti uguali a livello di struttura, a cambiare è solo la dimensione. E questa forse è una delle cose più belle delle fiere della piccola e media editoria in generale, e di Più Libri Più liberi in particolare: ovvero la possibilità offerta a ogni editore di avere la stessa visibilità di un altro, magari più grande e più conosciuto, senza che sia necessariamente la qualità estetica di uno stand, spesso determinata da fattori economici, ad attirare possibili acquirenti. Ogni editore ha poi ovviamente la possibilità di personalizzare il proprio spazio interno come preferisce, ma questa omologazione strutturale fa in modo che l’attenzione sia davvero focalizzata sui libri. La stessa accortezza andrebbe però usata anche nella selezione degli editori ospiti, perché la presenza di numerosi editori a pagamento o a doppio binario rischia di penalizzare l’immagine dell’intera fiera (problema di cui si discute da anni, che riguarda in realtà tutte le fiere del libro sul territorio nazionale e che l’AIE probabilmente prima o poi farebbe meglio ad affrontare).

Un’altra problematica è quella legata allo spazio espositivo nel suo complesso: gli editori presenti sono tanti e il modo in cui è suddivisa l’area del Palazzo dei Congressi, nei giorni di maggiore affluenza (il sabato, nell’edizione di quest’anno), rende spesso difficoltoso il muoversi tra una zona e l’altra. La situazione diventa ancor più difficoltosa al piano superiore, dove si trovano tutte le sale degli incontri, a eccezione del Caffè letterario, e gli stand di altri piccoli editori. Nel complesso, comunque, è sicuramente una fiera a misura d’uomo, in cui si passeggia volentieri ed è facile trovare gli editori e tutti i luoghi che si cercano. Mancano, però, luoghi di sosta e di ristoro pensati per un pubblico vasto: un’assenza, questa, che accorcia di molto la durata della permanenza dei visitatori all’interno della fiera – e di conseguenza le possibilità di vendita.

Il programma degli incontri, come si diceva, è abbastanza ridotto e si divide in quattro filoni precisi. Ci sono eventi di carattere prettamente professionale, concentrati nei giorni di minor affluenza di non addetti ai lavori, che forniscono uno sguardo in generale sul mercato del libro e dell’editoria indipendente, tra cui, ogni anno, l’analisi dei dati Nielsen sullo stato della lettura e delle vendite e, quest’anno, il confronto tra Chiara Valerio e Nicola Lagioia, responsabili rispettivamente di Tempo di Libri di Milano e del Salone Internazionale del Libro di Torino. C’è poi un ricco programma dedicato ai bambini, che hanno all’interno della fiera uno spazio interamente riservato, in cui possono partecipare a letture ad alta voce e laboratori, e poi le presentazioni organizzate dagli editori: alcune con grandi nomi che attraggono più pubblico, per esempio, quest’anno in chiusura c’è stato Andrea Camilleri, ma nei giorni precedenti anche Zerocalcare, Antonio Manzini, Vittorio Sgarbi, Enrico Mentana; altre con autori meno famosi, che hanno avuto, grazie a Più Libri Più Liberi, la possibilità di farsi conoscere. E questa visibilità, che riguarda gli autori ma soprattutto gli editori, è un’altra delle grandi forze delle fiere dell’editoria dedicate esclusivamente all’editoria indipendente: dare uno spazio e un’occasione per presentarsi e raggiungere i lettori a quelle case editrici che al di fuori delle fiere non sempre trovano il modo di farsi notare.

In effetti gli editori presenti sono stati davvero tanti. Alcuni un po’ più grandi e già conosciuti, grazie alla loro storia e ad alcuni colpi editoriali messi a segno negli ultimi anni (si pensi a minimum fax, ma anche a Sellerio, e/o o Iperborea); altri comparsi sul panorama letterario italiano solo negli ultimi anni ma già con una precisa identità (per esempio NN Editore e SUR), altri ancora molto piccoli, ma comunque con un target di lettori ben definito. Qui tutti trovano il loro spazio, a volte più visibile, a volte meno, in base alla posizione che occupano all’interno dell’area espositiva, e tutti hanno una loro voce.

E l’affluenza di pubblico in questi cinque giorni (cinquantamila presenze, secondo il comunicato stampa ufficiale di chiusura), così come negli anni passati, dimostra e conferma che sono in molti in Italia a voler ascoltare queste voci.