Il mondo dell’editoria vede coinvolte moltissime figure professionali. Ma cosa ne pensano coloro che hanno il compito di vendere agli utenti il prodotto finito? Ho voluto intervistare un’addetta ai lavori per capire cosa ne pensa della situazione editoriale in Italia. Lei si chiama Gaia Fabbri ed è la proprietaria di una libreria indipendente a La Spezia.

Presentaci un po’ la tua attività. Come nasce la Libreria LIBeRI TUTTI?

Ho sempre lavorato nel mondo dei libri. Dopo la laurea in Lettere moderne mi sono occupata per qualche anno del coordinamento redazionale in una piccola casa editrice milanese (Edizioni dell’Ambrosino).
La casa editrice è però fallita e ho quindi deciso di frequentare la Scuola Librai Italiani che 3 anni fa si trovava a Orvieto e si è ora trasferita a Roma. Dopo qualche esperienza come libraia in librerie di catena e nei bookshop delle mostre ho deciso che era arrivato il momento di aprire una libreria tutta mia e, dal momento che ero un po’ stanca di Milano, ho cominciato a cercare uno spazio adeguato a La Spezia, e ho trovato il fondo di via Tommaseo, di cui mi sono subito innamorata. Così è cominciata questa bellissima avventura.

Osservando i libri riposti sugli scaffali, ho notato che sono presenti molti libri che in genere non si trovano nelle grandi catene. Per quale motivo hai fatto questa scelta?

Sono da sempre appassionata di editoria indipendente, da lettrice prima ancora che da addetta ai lavori, e direi che questo è il motivo principale della scelta.
Trovo anche giusto, per me che sono una piccola libraia indipendente, differenziarmi il più possibile dalle grandi catene, e sicuramente il catalogo proposto è il modo migliore per farlo. E poi io con le case editrici indipendenti lavoro davvero bene, si sono creati bellissimi rapporti professionali e personali.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento? E del fenomeno del self publishing? Possono essere alternative valide per chi vuole vedere il suo libro pubblicato?

Sono assolutamente e completamente contraria all’editoria a pagamento. Credo l’editore abbia il dovere di assumersi il rischio imprenditoriale, dal momento che proprio in questo consiste il suo lavoro, di valutare e scegliere i manoscritti che gli arrivano e puntare su quelli che crede siano validi e abbiano possibilità di essere venduti e amati dai lettori.

Una cosa completamente diversa è invece il self publishing. Non credo sia quasi mai una buona mossa, perché i libri hanno bisogno di promozione e distribuzione, ma credo che ognuno sia libero di fare ciò che vuole con quello che scrive, e nulla impedisce di vedere realizzato il sogno di un libro pubblicato (anche se poi si dovranno fare i conti con le vendite).

La tua libreria è molto attiva quando si tratta di partecipare/organizzare eventi o presentazioni di libri. In questo caso, com’è il tuo rapporto con le case editrici? Organizzate insieme le date? Ti forniscono loro il materiale (copie, locandine)?

Non c’è una regole generale, con alcune case editrici lavoriamo a stretto contatto anche in occasione delle presentazioni, succede però anche che siano gli scrittori a contattarmi per una presentazione, per iniziativa personale, che sia io a contattare degli scrittori che apprezzo particolarmente o ancora che qualcuno mi proponga un incontro.
Direi che principalmente dipende dal singolo caso, ovviamente con le case editrici con cui collaboro direttamente il rapporto si mantiene stretto anche per l’organizzazione di eventi e presentazioni.

Eterna lotta “cartaceo vs ebook”. Cosa ne pensi?

Penso che più che il supporto sia importante il contenuto, quindi ben vengano gli ebook se contribuiscono alla diffusione e alla pratica della lettura. Non sono tra quelli che pensano che l’arrivo di ebook ed e-reader decreterà la morte del libro cartaceo (si sa, i lettori forti sono feticisti dell’oggetto-libro).

Italian book challenge. Credi che un’iniziativa di questa portata potrebbe avvicinare più persone al mondo dei libri?

Penso che l’Italian book challenge sia una bellissima iniziativa, alla quale ho aderito da subito con grande entusiasmo. È evidentemente un campionato che si rivolge a quelli che sono già lettori forti, ma credo possa incuriosire anche tutti gli altri e portarli ad accettare la sfida di leggere 50 libri in un anno. Inoltre obbliga i lettori ad avvicinarsi anche a generi che non sono soliti frequentare, e credo che questo porterà molte piacevoli sorprese.