Carolina Cutolo scrittrice, attualmente lavora per il portale web di Rai Letteratura e si occupa da anni di questioni legate a letteratura e editoria. È una grande animatrice culturale della scena romana: suo maggior successo di pubblico è forse il contest del racconto più brutto – anzi, del racconto brutto e vanaglorioso, una vera sfida all’ego degli scrittori. Tra le sue numerose attività ce n’è una che forse è ancora troppo poco in vista e che invece ha un valore e un’importanza enorme: Carolina è infatti la fondatrice del progetto Scrittori In Causa, un servizio di assistenza legale portato avanti da anni interamente pro bono, che si occupa di aiutare gli scrittori a non cascare nelle trappole vischiose dei contratti editoriali, con l’ausilio dell’avvocato Federico Mastrolilli, esperto in diritto d’autore.

Se insomma Writer’s dream aveva deciso di fare i nomi di editori a pagamento e a doppio binario, per aiutare gli autori a non rischiare di firmare contratti onerosi e controproducenti, Scrittori In Causa offre la propria consulenza in caso di dubbio prima della firma del contratto e in caso di problemi successivi. Questo è il disclaimer sul sito:

Per informazioni e consulenze, in caso di contenzioso con il tuo editore, ma soprattutto se ti è stata appena sottoposta la bozza di un contratto di edizione e vuoi capire meglio cosa significa, contattaci, valuteremo la situazione e ti consiglieremo sul da farsi, analizzeremo la bozza di contratto per te e ti assisteremo nella trattativa fino ad arrivare a un documento realmente vantaggioso per entrambe le parti, o alla rinuncia, se l’editore renderà impossibile il raggiungimento di un accordo onesto e dignitoso…

Sembra quasi il lavoro di un’agenzia letteraria, senza però la parte di cura del libro: insomma, un progetto rivolto principalmente ai più sprovveduti, agli autori esordienti e meno avvezzi a destreggiarsi nel panorama editoriale.

Carolina, come è nato questo progetto?
È nato nel 2010 dall’incontro tra quattro scrittori che avevano avuto diversi problemi dopo aver firmato il loro primo contratto di edizione: io, Simona Baldanzi, Alessandra Amitrano e Sergio Nazzaro. Ci siamo resi conto a nostre spese che i contratti di edizione che ci erano stati presentati dai rispettivi editori come “standard” presentavano eccessivi svantaggi per gli autori, che quelle che erano considerate convenzioni editoriali in materia contrattuale erano in realtà parametri stabiliti arbitrariamente dagli editori, e che non esisteva nessun punto di riferimento non solo legale ma neanche informativo sui diritti degli autori. Quindi abbiamo deciso di creare un blog dove chiunque potesse accedere a queste informazioni: abbiamo studiato, ci siamo confrontati con addetti ai lavori e avvocati esperti in diritto d’autore (come l’avvocato Federico Mastrolilli che ancora oggi collabora con noi gratuitamente) e abbiamo realizzato Scrittori In Causa.

E come si è evoluto nel corso del tempo? Noti migliorie, differenze, come è cambiata l’utenza?
Dopo aver implementato il blog il passo successivo è stato per forza di cose realizzare uno sportello legale gratuito, perché anche chi non può permettersi di pagare le salate parcelle di un avvocato possa avere accesso a un’assistenza legale professionale e ottenere non solo assistenza nella trattativa prima della firma di un contratto di edizione per migliorarlo il più possibile a suo favore e a sua tutela, ma anche per destreggiarsi in caso di contenziosi con editori che non rispettano gli impegni contrattuali o per liberarsi da contratti capestro.

Il principale cambiamento nell’utenza che ho rilevato nel corso degli anni è stato l’aumentare progressivo di autori che si rivolgono a noi prima di firmare un contratto: all’inizio venivamo contattati esclusivamente da autori già intrappolati, che si rendevano conto troppo tardi di aver firmato contratti pessimi, da qualche anno invece sono in aumento le richieste di consulenza su bozze di contratto, quindi prima della firma, per avviare una trattativa che migliori il più possibile l’accordo a loro favore prima di accettarlo, questo mi sembra un segnale confortante, indice di una maggiore consapevolezza del fatto che scrivere è un lavoro che va rispettato, e che l’editore non è un benefattore per il quale provare supina gratitudine, ma un interlocutore professionale col quale relazionarsi alla pari.

In un recente articolo su Mangialibri parli del fatto che spesso è lo stesso autore a sabotarsi, più o meno volontariamente: a costo di pubblicare accetta contratti inaccettabili. E già in un post del 2015 avvertivi gli utenti che Scrittori In Causa non avrebbe più fatto consulenze riguardo alle proposte di pubblicazione a spese degli autori: nonostante dunque l’editoria a pagamento sembri sempre più osteggiata dagli stessi editori virtuosi, questa prospera grazie agli autori. E anche se ormai sono molte le iniziative nate in questa corrente, spesso vengono osteggiate in modo aggressivo (cfr. Writer’s Dream) oppure più semplicemente ignorate (cfr. AIE che nelle sue fiere continua serafica a ospitare EAP). Pensi davvero che l’unica strada sostenibile sia convincere gli aspiranti scrittori a non pagare o credi ci sia bisogno di una spinta?
L’AIE potrebbe fare moltissimo ma resta ambigua sulla questione editoria a pagamento perché molti editori iscritti all’AIE sono a pagamento o doppio binario, basti pensare a Enrico Iacometti, fondatore di Armando Editore e Sovera Edizioni (entrambe doppio binario), già presidente del gruppo piccoli editori dell’AIE, che ha fondato e organizza attualmente la fiera della piccola e media editoria di Roma Più Libri più Liberi, o a Claudio Maria Messina (Robin Edizioni, doppio binario): ovvio che in una fiera organizzata da editori che si fanno pagare dagli autori ci siano numerosi stand di editori a pagamento. Marco Polillo, quando era presidente dell’AIE, ha preso pubblicamente posizione contro l’editoria a pagamento, anche se solo a parole, ora il presidente è Federico Motta ma francamente non mi aspetto nessuna collaborazione nella battaglia contro l’EAP da un’associazione che apre tranquillamente le sue porte a queste pratiche nefaste.

Per me l’unica speranza sono gli autori, la strada è lunga ma la consapevolezza dei propri diritti sta aumentando, noi nel nostro piccolo facciamo informazione e scoraggiamo sempre dal firmare contratti che prevedono contemporaneamente la cessione dei diritti sul proprio lavoro e un esborso di qualunque tipo da parte degli autori. Non siamo i soli a fare informazione in questo senso, non solo associazioni e siti internet ma anche singoli operatori culturali che si spendono contro l’editoria a pagamento, ma naturalmente se su questo tema si muovesse l’AIE con tutta la visibilità che ha soprattutto grazie alle importanti manifestazioni che organizza e patrocina sarebbe tutta un’altra cosa, e pensare che nello statuto dell’AIE c’è scritto che per diventare socio un editore deve provvedere «con attività continuativa alla pubblicazione per proprio conto e a proprie spese di opere dell’ingegno», riprendendo non a caso l’art. 118 della legge sul diritto d’autore (633/1941) che definisce il contratto di edizione come «Il contratto con il quale l’autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno», eppure i contratti e le prassi di molti editori iscritti all’AIE vanno in tutt’altra direzione.

Riguardo al lavoro di Scrittori In Causa: in che modo secondo te si può riuscire a suscitare attenzione verso tutte le storture dell’editoria “virtuosa” (non EAP) che non paga o propone accordi quasi lesivi della dignità dell’autore/traduttore/etc?
Noi non ci stanchiamo mai di ripetere che un editore che non ti chiede soldi non per questo è “virtuoso”, i contratti di edizione possono contenere trappole di ogni tipo pur senza prevedere esborsi in denaro, quindi bisogna valutare ogni volta il singolo contratto, perché l’unico modo di evitare danni è accordarsi su un contratto che ti tuteli a monte. Secondo me in questo caso il problema è proprio l’atteggiamento di molti autori che pur di pubblicare sono disposti a tutto, e che neanche leggono i contratti prima di firmarli, quindi bisognerebbe fare campagne massicce di informazione per gli autori, perché finché ci sarà questo nefasto atteggiamento di “subordinazione” nei confronti dell’editore, finché gli autori lo vedranno come qualcuno che ti fa un “favore” e che si lasciano ingannare da subdole lusinghe sul loro presunto talento, continueranno a proliferare pseudo-editori a cui interessa solo sfruttare il lavoro degli autori, invece che una collaborazione rispettosa e proficua per entrambe le parti. Ci hanno chiesto spesso perché non abbiamo fatto una nostra lista di editori a pagamento o di “cattivi” editori, effettivamente abbiamo in archivio più di 300 diversi contratti di edizione di altrettanti editori, abbiamo cioè le prove che in quella data quell’editore ha sottoposto una pessima proposta di pubblicazione o ha chiesto soldi agli autori, ma il motivo per cui non lo abbiamo mai fatto è proprio che non vogliamo dare l’illusione che basti evitare quel tale editore per stare tranquilli: non c’è altra via per gli autori che rimboccarsi le maniche e sforzarsi di capire come funziona la parte legale del proprio lavoro, in cosa consistono esattamente i propri diritti, per poterli esercitare e sapersi difendere da soli (e con il nostro aiuto), invece che pensarsi al sicuro solo perché non si paga. Come in qualsiasi ambito professionale: se non conosci i tuoi diritti come fai a farli rispettare e a non diventare vittima di mascalzoni e cialtroni?

Nel corso del tempo ho visto nascere vari tentativi di organizzazione solidale per autori, redattori, traduttori. Se rete redattori precari non è più attiva almeno dal 2015, l’ODEI continua a esistere, così come il sindacato traduttori editoriali (STradE). Strade peraltro afferisce alla SLC-CGIL (Sindacato Lavoratori della Comunicazione), lo stesso sindacato di cui fai parte anche tu come SNS – Sezione Nazionale Scrittori. Ci sono progetti per un lavoro in comune, o si sta già lavorando in questa direzione?
Lo scorso anno, con la supervisione di SLC, Odei e Strade hanno firmato un protocollo di intesa sui parametri etici contrattuali per i traduttori editoriali, un passo importantissimo: editori e traduttori seduti allo stesso tavolo a discutere un documento che facesse incontrare le necessità e i diritti di entrambe le categorie professionali. Se l’AIE lavorasse a progetti come questo sarebbe veramente cruciale, ma evidentemente non è orientata che ai propri interessi di categoria e preferisce mantenere lo status quo, mentre le condizioni lavorative dei traduttori italiani sono tra le più svantaggiose in Europa, non solo come compenso per pagina tradotta, ma anche per le condizioni contrattuali, qui fatichiamo molto per esempio a riconoscerne il loro ruolo autoriale. Per questo il protocollo Odei-Strade è un passo veramente incoraggiante. Attualmente sto lavorando sempre con Odei a un protocollo analogo per quanto riguarda i contratti di edizione autori/editori, e devo dire che per me sedermi a un tavolo con i rappresentanti di Odei, Lorenzo Flabbi de l’Orma editore e Gino Iacobelli di Iacobelli Editore è stato oltre che rinfrancante (è sempre bello incontrare editori che hanno concretamente a cuore il rispetto per gli autori e i collaboratori) anche molto utile a capire meglio le necessità di entrambe le categorie, perché solo facendole convergere si può creare un’editoria sana e virtuosa.

Come reagiscono gli editori alle proposte di protocolli etici? C’è differenza tra grandi, piccole e medie case editrici?
La strada dei protocolli etici è ancora all’inizio, ma come ti dicevo non credo sia un caso che si stia lavorando con Odei, che è un’associazione di piccoli editori indipendenti, e non con l’AIE, che è la più importante e potente associazione di editori italiana: gli editori che fanno parte di Odei hanno capito che per lavorare bene bisogna farlo a tutti i livelli, non solo per quanto riguarda la qualità delle pubblicazione ma anche negli accordi professionali con autori e collaboratori, un libro ben concepito e realizzato nasce dal lavoro di moltissime persone, ed è solo curando tutti gli aspetti della professione che l’editore da mero imprenditore diventa un autentico soggetto culturale. Invece mi sembra che all’AIE interessino solo gli interessi economici degli editori. Per quanto riguarda invece i contratti di edizione veri e propri devo dire che nella mia esperienza i buoni contratti sono assolutamente trasversali: ho visto contratti pessimi di piccoli come di grandi editori, e viceversa, quindi dal punto di vista contrattuale ogni editore è un discorso a sé, il contratto di edizione che viene proposto è l’unica e sola carta d’identità di un editore, l’unico modo per capire chi abbiamo di fronte.

La sensazione da fuori è che non siano molti a conoscere queste iniziative, anche tra gli stessi addetti ai lavori. Pensi sia una sensazione corretta? E qual è secondo te il modo migliore per invertire questo andamento?
In effetti non è facile far uscire questo tipo di informazioni, anche se in realtà oltre a noi ci sono moltissime associazioni e singoli operatori culturali che lavorano per diffondere un’editoria etica, contro l’editoria a pagamento e per il rispetto dei diritti non solo degli autori ma di tutti i lavoratori della filiera editoriale, questo significa che se un autore vuole cercare in rete informazioni diverse da quelle di più facile accesso le trova. Ma ovviamente si potrebbe fare molto di più, purtroppo però ci si scontra da una parte con la grande ignoranza di moltissimi autori e aspiranti tali che ancora approcciano la scrittura in modo vanaglorioso, come un modo di emergere e di diventare “famosi scrittori”, di essere ammirati da chi li circonda, dall’altra con un certo egoismo di categoria: spesso parlo con altri scrittori di questi temi e una considerazione diffusissima è: se questi autori sono così babbei da pagare per pubblicare o da firmare contratti pessimi solo per poter vedere il proprio nome sulla copertina di un libro è un problema loro. E purtroppo questo individualismo dello scrittore medio che pensa solo a sé, e difficilmente si concepisce come parte di una categoria che andrebbe tutelata innanzitutto da una coscienza collettiva dei propri diritti, non aiuta ma anzi scoraggia la solidarietà, la collaborazione, la diffusione di informazioni utili a tutti.

Dal sito Scrittori In Causa ho scoperto l’esistenza del fondo PSMSAD (Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici): un fondo a sostegno degli autori in stato di necessità. Sembra una risorsa importantissima, ma anche questa quasi sconosciuta. Ce ne puoi parlare meglio? Come vi si accede? E cosa definisce lo ‘stato di eccezionale necessità’?
Grazie a SLC – CGIL ho scoperto l’esistenza di questo fondo, ho fatto domanda per far parte della commissione che valuta le richieste di finanziamento degli scrittori, e ho assunto la carica di vice-presidente della commissione che dura 3 anni. Si tratta di un fondo gestito dall’INPS che assegna finanziamenti agli scrittori per diversi motivi: progetti e manifestazioni culturali legate alla scrittura, attività editoriali, ma anche premi di incoraggiamento per chi sta iniziando a scrivere, premi di operosità per chi lavora con la scrittura da un po’, e provvidenze economiche per stato di necessità, che è una sorta di compensazione per l’assenza di coperture sanitarie: se per esempio uno scrittore ha dei gravi problemi di salute che gli impediscono di scrivere e quindi di guadagnare, presentando documenti che attestino l’effettivo impedimento all’attività lavorativa si possono richiedere appunto delle provvidenze economiche per supportare l’autore durante il periodo di difficoltà. Per chiedere i finanziamenti bisogna iscriversi al fondo PSMSAD, e per iscriversi basta essere cittadini italiani (o di stati appartenenti all’Unione Europea) che esercitino in forma prevalente e con continuità le attività di scrittura. Dopo di che, per presentare la richiesta di finanziamento bisogna essere iscritti al fondo da almeno 6 mesi ed essere in regola con i pagamenti delle quote annuali. L’iscrizione una tantum costa 60 euro e la quota associativa annuale 60 euro. Grazie quindi di dare spazio e visibilità anche a questa opportunità che merita attenzione, anche perché proprio per il fatto di essere poco conosciuta le richieste di finanziamento al momento sono davvero poche, quindi i soldi destinati agli scrittori, se nessuno li richiede, restano inutilizzati.